Recensione: Dead Space 2

Dead space 2 parte con l’accelleratore, il gioco contiene nei menu un filmato riassuntivo di tutto il primo episodio, che cronologicamente si collega subito alla presentazione iniziale del 2, con un isaac pazzo e visionario.La trama è curatissima, cosi come anche la scenografia e il doppiaggio (ci sono cut-scene giocabili che raggiungono livelli mai visti prima), a portarvi avanti nel gioco non è solo l’ottimo gameplay frenetico, ma anche i salti dalla sedia a cui il gioco vi sottopone, e la curiosità di capire come finisce, visto che si tratta di una storia assolutamente non-scontata.

Tecnicamente si presenta molto bene sotto tutti i punti di vista, utilizza un motore grafico meno classico del solito, un po più basato sulla gestione delle ombre ed effetti piuttosto che sul puro conteggio poligonale, nonostante questo il gioco offre a volte scorci aperti mozzafiato. Perfetta invece l’implementazione della fisica su tutti gli oggetti di contorno presenti nella stazione, e come non citare l’audio… senza dubbio dead space 2 ha un dolby 5.1 di qualità molto superiore alla norma in grado di indicare chiaramente da che lato arrivano i nemici.

Il gioco dura una decina di ore (un po di più a livello fanatico), e il fatto di potenziare armi e armature potrebbe renderlo rigiocabile almeno una volta, per quello che riguarda la modalità multiplayer è un’aggiunta abbastanza insignificante che a mio parere non allunga le ore di divertimento che offre il prodotto, una longevità sicuramente compromessa dal genere stesso, sarebbe stata cosa gradita una bella modalità mercenari in stile resident evil 5.


Per le altre cose Dead Space 2 non differisce moltissimo dal prequel, cercando un difetto si ripresenta leggermente l’eccessiva linearità del primo episodio, un po ridotta grazie a sessioni di volo libero e piccoli enigmi per aprire porte, nulla di sorprendente in quanto come nel primo il giocatore sa sempre dove andare, non esistono mai 2 percorsi diversi o grossi segreti secondari che completerebbero l’opera.

Si consiglia di giocarlo a difficoltà fanatico, la mancanza di munizioni lo avvicina molto all’esperienza dei primi resident evil, affrontare nemici più veloci del protagonista e con poche munizioni contribuisce a dare quella perennemente sensazione di insicurezza, dove basta una ricarica al momento sbagliato per morire.